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Paragrafo 4 . L'espansione territoriale ai danni degli indiani.

     
A  partire  dagli  anni  Sessanta, riprese  la  corsa  verso  l'Ovest.
Principali  protagonisti  furono gli agricoltori,  gli  allevatori,  i
cacciatori  di  pelli,  i  cercatori  d'oro,  gli  speculatori  e  gli
avventurieri. La colonizzazione fu sostenuta dal governo federale, con
provvedimenti  come  l'Homestead  Act,  con  il  potenziamento   delle
ferrovie,  con  l'invio dell'esercito e con altre  forme  di  violenza
contro  gli  indiani,  da sempre abitatori delle  terre  ora  meta  di
conquista.
     Gli  indiani  erano  suddivisi in diverse nazioni,  ognuna  delle
quali  aveva  caratteristiche proprie. Le trib delle grandi  praterie
(piedi  neri,  comanche, cheyenne, crow, sioux),  inizialmente  dedite
all'agricoltura ed alla
     
     p 348 .
     
     caccia,  erano  diventate  nomadi dopo l'arrivo  degli  spagnoli.
Questi,  infatti,  avevano  introdotto  sul  continente  americano  il
cavallo,  originariamente presente ma progressivamente estintosi;  gli
indiani avevano imparato ad usarlo per la caccia ai bisonti ed avevano
abbandonato l'agricoltura stanziale per seguire gli spostamenti  delle
grandi   mandrie.   Nel  nord-ovest,  dalle  coste  dell'Alaska   alla
California,  numerose trib vivevano della pesca del salmone  e  della
raccolta  delle  alghe.  A  est,  sulla costa  atlantica,  risiedevano
popolazioni (algonchini, creek, irochesi, seminole, cherokee) in  gran
parte sedentarie, dedite all'agricoltura, integrata con la caccia e la
pesca,  che  furono le prime a subire l'aggressione degli europei.  Le
trib  pi  povere (shoshoni, ute, paiute) erano quelle che  abitavano
nelle  zone  desertiche attorno al Gran Lago Salato,  e  che  vivevano
della  raccolta  di  radici. Scarse notizie si hanno  sulle  trib  di
cacciatori,  stanziate  sulle  coste  della  California,  perch,  con
l'arrivo  dei  bianchi, furono subito quasi completamente  sterminate.
Pi  resistenti all'aggressione furono gli indiani dei territori  sud-
occidentali e, in particolare, le trib della nazione Pueblo  (navaho,
hopi,  zuni,  apache), che praticavano l'agricoltura e risiedevano  in
villaggi di case a pi piani, costruite con mattoni fatti di argilla o
fango e seccati al sole.
     La  necessit di armonizzarsi con l'ambiente circostante incideva
profondamente  sul  sistema  culturale e sui  rapporti  sociali  delle
nazioni  indiane. Le risorse offerte dalla natura non erano  consumate
in  quantit  superiori  alle  necessit fondamentali.  La  terra  era
considerata  la  madre di tutti i viventi e, in  quanto  tale,  doveva
essere  amata  e  rispettata e non poteva  appartenere  a  nessuno  in
particolare. Il tempo era considerato immutabile, come i  ritmi  della
natura.
     Questi  ed altri aspetti della cultura indiana furono considerati
dai  bianchi  come segni di inferiorit; e in quanto "inferiori",  gli
indiani  potevano  essere allontanati dalle loro terre  anche  con  la
forza.
     Una   prima   forma   di  violenza  fu  l'inganno.   I   bianchi,
approfittando  dell'assenza nella cultura indiana dei valori  relativi
ai rapporti economici, riuscivano a farsi cedere le terre in cambio di
prodotti di scarso valore, di modeste somme di denaro e di promesse di
pace.  Ogni  promessa comunque fu sistematicamente disattesa:  nessuno
dei 370 trattati di pace fu rispettato dal governo americano.
     All'inganno  si un ben presto l'aggressione fisica. Inizialmente
gli  indiani riuscirono a difendersi con una certa efficacia,  essendo
avvantaggiati  dalla migliore conoscenza dei luoghi; a  partire  dagli
anni  Trenta, per, con la diffusione della pistola Colt a  sei  colpi
prima,  e  dei  fucili  a ripetizione e delle mitragliatrici  poi,  la
superiorit dei bianchi divent schiacciante e le trib che  cercarono
coraggiosamente di opporsi furono sterminate.
     La  violenza si concretizz anche attraverso la disgregazione del
sistema  economico.  Nel  corso della  seconda  met  del  secolo,  ad
esempio,  i  bianchi  cacciatori di pelli e costruttori  di  ferrovie,
uccisero  15  milioni  di  bisonti, arrivando  a  provocare  quasi  la
scomparsa  della specie. Questa strage fu disastrosa per  gli  indiani
delle  grandi  praterie, per i quali il bisonte era la principale,  se
non  l'unica, fonte di sopravvivenza, in quanto da esso ricavavano sia
la  carne  per l'alimentazione, che la pelle per gli abiti  e  per  le
tende.  Analogo effetto ebbe per molte trib il forzato allontanamento
dalle terre da sempre abitate e il trasferimento in aree pi povere.
     
     p 349 .
     
     [Cartina non riportata: Le trib indiane del Nord-America.
     Nella  carta, oltre alla dislocazione delle varie trib  indiane,
sono  riportati anche i confini dei singoli stati degli  USA,  con  la
rispettiva data d'ingresso nell'Unione].
     
     p 350 .
     
     Anche il sistema politico indiano fu disgregato dal contatto  con
i bianchi. Alcuni capi trib, ad esempio, il cui compito era quello di
ripartire  equamente  i  territori di caccia tra  le  varie  famiglie,
cessarono di svolgere tale funzione e cominciarono a fare da mediatori
tra  i cacciatori di pellicce ed i bianchi mercanti di pelle. Numerose
trib  inoltre cominciarono ad usare il fucile non solo per  cacciare,
ma anche per sopraffare le trib vicine.
     A  tutto ci si deve infine aggiungere la diffusione del vaiolo e
di  varie  malattie  infettive e veneree,  portate  dai  bianchi,  nei
confronti delle quali gli indiani erano completamente privi di difesa.
     Gli  indiani cercarono di opporsi all'avanzata dei bianchi.  Cos
fecero i cheyenne e gli arapaho delle grandi pianure. La loro lotta si
concluse  nel  1865 con il massacro dell'accampamento di  Sand  Creek,
dove  furono  uccisi  450 indiani, in maggior parte  donne,  vecchi  e
bambini,  sorpresi  nel  sonno da un attacco  delle  truppe  federali,
comandate dal colonnello Chivington.
     Nel  1865 era iniziata la resistenza degli indiani sioux  guidati
da Red Cloud (Nuvola Rossa), che si opponevano alla costruzione di una
ferrovia  nella regione sacra dei Black Hills, che avrebbe causato  la
scomparsa  dei pochi bisonti sopravvissuti alla strage dei  cacciatori
bianchi.  Nel 1867, i sioux ed i loro alleati furono sterminati  dalle
mitragliatrici delle truppe federali, che uccisero 1.200 uomini in  un
solo  giorno.  Nel  frattempo, altri sioux,  guidati  da  Crazy  Horse
(Cavallo Pazzo), avevano cercato di opporsi all'invasione dei  bianchi
con  una  guerra,  che  si protrasse sino al  1868.  Per  fiaccare  la
guerriglia  indiana il governo americano organizz  numerose  campagne
militari,  condotte da ufficiali, tra i quali il famigerato colonnello
Custer,  che,  per  accrescere  il proprio  prestigio  personale,  non
esitarono  a  compiere  spietati massacri, attaccando  la  popolazione
civile.
     Negli  anni Settanta, il territorio dei Black Hills fu sottoposto
al massiccio arrivo di minatori, attratti dalla presenza di giacimenti
d'oro, seguiti dai soliti avventurieri e speculatori e, infine,  dalle
truppe  federali.  Gli  indiani cercarono di opporsi;  il  capo  sioux
Sitting Bull (Toro Seduto) promosse un'alleanza con i cheyenne  e  con
gli arapaho e nel 1876 riusc a conseguire alcune importanti vittorie,
la  pi nota delle quali  quella riportata a Little Big Horn,  il  25
giugno  1876,  sul  settimo  reggimento di  cavalleria  comandato  dal
generale  Custer,  che  mor in battaglia.  Costretto  dalla  spietata
reazione  statunitense  a  fuggire con il suo  popolo  in  Canada,  si
arrender  nel 1881, dopo una tremenda carestia. Nel 1890,  sospettato
di  essere  l'ispiratore di un movimento di resistenza  indiana,  sar
arrestato e ucciso.
